Le Belle Bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Russi
 
STORIE DI GIASONE E MEDEA
da Euripide a Seneca, da Apollonio Rodio a Franz Grillparzer e Jean Anouilh
 
elaborazione drammaturgica e regia di Elena Bucci e Marco Sgrosso
 
con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto
drammaturgia sonora Raffaele Bassetti
disegno luci Loredana Oddone
direzione di scena e macchinismo Giovanni Macis
costumi Nomadea e Marta Benini
maschere Stefano Perocco di Meduna
assistente alla regia Federico Paino
segreteria artistica Nicoletta Fabbri
foto Gianni Zampaglione
 
Passato, e per sempre, è il tempo della notte, di incanti e sortilegi. Tutto ora accade al limpido raggio della luce, il bene, il male, ed è giusto... Sei stata tu, sono stato io? Non so, è successo... (Franz Grillparzer)
 

giasonemedea

Viaggiare nel mito e nelle sue parole significa anche immaginare la bellezza selvatica e aspra che fu della nostra terra, l'armonia di una lingua cantata e danzata, la magia del ritrovarsi al tramonto o all'alba a ridere e a piangere insieme in teatri di pietra situati in luoghi d'incanto. La scrittura pare consegnata agli attori proprio ora, fresca e vera, tesa ad indagare le molte facce della realtà e a creare una poesia che commuove e consola.
Medea è una strega, capace, per amore di Giasone, di massacrare suo fratello e ordire inganni e sortilegi che portano figlie innocenti ad uccidere il padre? Una vittima resa pazza dal dolore per l'abbandono del suo uomo, pronta a colpire per vendetta i suoi stessi figli? Giasone è un traditore egoista che vuole mantenere ogni privilegio, un eroe indegno di gloria, accorto stratega che calcola i vantaggi di un matrimonio regale o un padre saggio che vuole proteggere i suoi figli assicurando loro un rango degno del suo passato? E questo strano coro, impaurito e curioso - che si affaccia a spiare e commentare parole e azioni dei due amanti nemici e quelli dei pochi personaggi che li circondano, quanto può abbracciare e comprendere le ragioni di entrambi, trasformare in coscienza il dolore e cercare tra i pericoli delle passioni e degli inganni la via della sapienza? Il mito di Giasone e Medea è per noi un ciclo di storie che narrano in poesia la storia dell'amore che si trasforma in odio e poi in morte: cantarle in teatro ne inverte il passo e riporta in vita i personaggi e le loro ragioni, attraverso le parole antiche e gli echi di autori che ne hanno riscritto il mito nel tempo.

A partire dalla tragedia di Euripide, attraverso le riscritture successive di Seneca e degli autori moderni e il suggestivo epilogo narrato da Apollonio Rodio nelle Argonautiche, Giasone e Medea ci appaiono di volta in volta con sfumature diverse: nella maga barbara tradita e furiosa riluce il riflesso della timida e coraggiosa fanciulla folgorata dallo straniero venuto da lontano o della donna oltraggiata ma ancora perdutamente innamorata; nell'eroe calcolatore e senza cuore quello di un uomo stanco, disilluso, amareggiato, che sogna una maturità comoda e piatta dopo una giovinezza travolgente e gloriosa. Dopo Antigone, un altro potente conflitto tra l'universo maschile e quello femminile, tra le ragioni del cervello e quelle del cuore: un'altra potente figura di donna stimola il nostro desiderio di cercare nell'altezza lirica della parola antica le risonanze con la nostra epoca orfana di grandi ideali e afflitta da facili semplificazioni e un altro complesso ritratto di uomo ci porta ad interrogarci sull'equilibrio delle responsabilità assunte e delle colpe presunte nella dinamica dei conflitti, con la volontà di evitare la pochezza di giudizi banali per cercare di analizzare più a fondo i meccanismi umani delle reazioni e delle ritorsioni.
La vicenda della sposa ingannata che diventa madre assassina continua a spaventarci dopo duemilacinquecento anni per il furore di un gesto estremo, ma l'opera di Euripide, stupefacente per la modernità di una scrittura densa e avvincente, e le successive affascinanti rivisitazioni del mito da parte di autori classici e moderni ci offrono altri spunti di indagine oltre a quello del conflitto tra un uomo infedele e opportunista e una donna orgogliosa e selvaggia, aprendo uno squarcio su temi che ci toccano profondamente: dai diritti degli esuli in una terra straniera alla coercizione del potere, dal valore della parola data alla paura delle arti magiche.
Sospesi tra le parole e le passioni dei protagonisti, restano le figure mute ed evanescenti dei figli, innocenti senza futuro, vittime e testimoni della vendetta feroce di Medea e del dolore inconsolabile di Giasone.
Le storie si trasformano nel tempo e variano le melodie e i passi della danza, fino a risuonare nei nostri giornali e nelle nostre menti disorientate in cerca di una contemporanea comunità sospesa tra i due poli della creazione e della distruzione. La potenza del mito sta proprio nel fatto che si rinnova di generazione in generazione, scuotendo la coscienza e risvegliando le domande importanti che sono l'ossatura della consapevolezza e di un tentativo di mite saggezza che doni alle passioni la misura che le avvicina alla felicità.

Elena Bucci e Marco Sgrosso

 

 
 

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