ADELMO E ELENA BUCCI
Dialogo fra un padre matto per il cinema e una figlia con la passione del teatro
Prima tappa di una ricognizione sui luoghi e i modi (e sui protagonisti!) della rappresentazione nel nostro territorio
 
21 novembre 2016, ore 21, La Bottega dello Sguardo, Via Farini 23, Bagnacavallo.
ingresso gratuito, previa iscrizione alla Associazione La Bottega dello Sguardo, è necessario prenotare, per info: Le Belle Bandiere Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  La Bottega dello Sguardo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
 
Un padre e una figlia dialogano.
Qui, in bottega.
Qui, da noi, dove lui gestiva cinema e inventava rassegne e lei lasciava l'università per il teatro.
Il Cinema e il Teatro attraversano la vita di una famiglia, cambiano, almeno un poco, la vita di una comunità.
Nelle note biografiche di Elena, si legge fra i suoi titoli teatrali "Il recupero di spazi abbandonati, attraverso il teatro".
Quali spazi possiamo recuperare attraverso il teatro, e quali spazi abbiamo perduto, rinunciando al cinema in paese?
Si può ancora dire: "la mia sala"? Una sala allestita per accogliere spettatori, di chi è?
E cosa rappresenta oggi, questa possibile sala, nel nostro quotidiano?
"Ogni paese un cinema", questo sognano i gestori di sale nell'età d'oro del nostro cinema.
E insieme a questo sogno – prima, accanto, dopo – un altro sogno: quello di una pratica teatrale duttile capace di coniugare il nomadismo della Commedia dell'arte e radicamento nel presente di un territorio.
Per tutti un locale di riferimento, dove ogni giorno si può andare, si può aprire allo spettatore: "dove almeno 10 persone dovevano esserci", per non soccombere davanti alla legge dei grandi numeri e della audience.
Di questo e di molto altro parleremo, insieme a voi nel nostro incontro.
 Elena e AdelmoBucci
 
Elena Bucci
Regista, attrice, autrice. Come attrice ha fatto parte del nucleo storico del Teatro di Leo di Leo de Berardinis partecipando a tutti gli spettacoli della Compagnia. Ha poi lavorato tra gli altri con Raoul Ruiz, Mario Martone Claudio Morganti, Valter Malosti.
Ha fondato con Marco Sgrosso la compagnia Le Belle Bandiere (premio Hystrio - Altre Muse) con sede a Bologna e a Russi di Romagna, creando spettacoli e rassegne, un Laboratorio di teatro permanente e progetti per la comunicazione tra le arti, la diffusione del teatro, la formazione, il recupero di spazi abbandonati attraverso azioni teatrali e contribuendo alla riapertura del Teatro Comunale di Russi.
Le linee poetiche della compagnia spaziano dalla creazione di scritture originali all'indagine sulla drammaturgia contemporanea, da percorsi di rilettura di testi classici a progetti per la commistione dei diversi codici artistici e il confronto con studiosi e scienziati. Un nucleo stabile e aperto di attori, musicisti, tecnici e collaboratori garantisce sia l'approfondimento dei progetti che la possibilità di avere un repertorio, secondo una pratica duttile sospesa tra commedia dell'arte e presente.
E' autrice di drammaturgie originali e regie. Un titolo per tutti: 'Non sentire il male - dedicato a Eleonora Duse' (in repertorio dal 2000 a oggi, registrato per Radio3, Rai2, presentato alla Fondazione Cini di Venezia e al Festival Solo di Mosca nel 2015).
Per il teatro musicale cura regie per Ravenna Festival, collaborando con Nevio Spadoni e Luigi Ceccarelli.
Ha lavorato in cinema tra gli altri con Pappi Corsicato, Tonino de Bernardi, Luca Guadagnino, Michele Sordillo, Raul Ruiz, Massimiliano Valli e Luisa Pretolani, lo scrittore Mario Giorgi e Michele Fasano. Si occupa di formazione presso scuole e accademie (CIMES Università di Bologna, Accademia Nico Pepe di Udine, Civica Paolo Grassi di Milano, Scuola del Teatro Stabile di Torino) e cura progetti speciali di trasmissione dell'arte teatrale.
Fra i numerosi riconoscimenti si ricordano il Premio Eleonora Duse 2016, il Premio Ubu come migliore attrice e il Premio Eti Olimpici del Teatro allo spettacolo 'Le smanie per la villeggiatura' di C. Goldoni.
 
Adelmo Bucci
Sono nato il 21 marzo del 1932. Mi sono laureato in Chimica Industriale a Bologna nel 1958.
Mi piaceva andare a scuola ma mi avevano bocciato al Liceo perché avevano i loro motivi. Ho fatto due anni in uno a Bologna al Righi dove feci l'esame di maturità e poi la prima laurea. Poi ho cominciato a insegnare, prima a Quero e poi a Ravenna all'Istituto Tecnico Industriale Nullo Baldini. Facevo gli esami di maturità a Ferrara, Bologna, Forlì, Urbino. In quell'occasione andai ad informarmi all'Università e presi anche la laurea in Farmacia, per poi lavorare d'estate in una farmacia a Lido di Savio. Sono stato il primo della famiglia Bucci a laurearsi. Erano tutti contadini. Quando morì il babbo, a causa di un incidente capitato ad uno al quale aveva chiesto un passaggio, dividemmo il capitale e comprai metà del cinema Verdi di Bagnacavallo. Insieme al mio socio Graziani l'ho gestito come cinema fino al 75. Poi presi la gestione del Cinema parrocchiale Ramenghi dove trovai il bravissimo operatore Vincenzo Gianstefani che aveva cominciato il suo lavoro a 15 anni e l'ha continuato fino ai 95. Abitava con sua moglie in un piccolo appartamento proprio dentro il cinema. Mi ha seguito anche quando abbiamo chiuso il cinema anche a causa di un'ingiunzione del Comune che chiedeva una ristrutturazione, aiutandomi a gestire l'Arena di Marina di Ravenna per la quale creai l'associazione Cine Libro Promotion. Mi sono sempre interessato di cinema, andavo a Venezia al Festival, volevo portare il cinema di qualità in Romagna. Ho cominciato per primo a realizzare rassegne cinematografiche e cineforum o per tema o per registi.
Per questo capitò che dovetti cercare Antonioni: l'avevo messo in locandina ma non trovavo la pellicola! Era Blow Up. Gli telefonai e lui mi accolse e mi portò in cantina dove teneva le pellicole e me la diede. Fu un successo. Le persone stavano sedute dappertutto. E lui volle soltanto la pellicola indietro e del Sangiovese.
Sono sempre stato amante del cinema ma le soddisfazioni maggiori le ho avute dall'insegnamento. Ho sempre tentato di creare rapporti di amicizia con gli studenti. E ancora oggi continuano a chiamarmi per vederci ed incontrarci, anche a distanza di decenni.
Ho scritto anche un libro (che Elena mi ha aiutato a battere a macchina): Guida allo studio delle acque naturali e usate. Con i ragazzi andavo a fare dei prelievi lungo il fiume Lamone, da Faenza in giù. E l'ultimo prelievo lo facevamo sempre a Villanova perché ci fermavamo a mangiare da Dumandò. I ragazzi li ho sempre portati in gita a Parigi, perché vedessero altri mondi e modi di vivere.
Io sono il "manvel dla scienza". Un manovale della scienza. L'operaio che non ha creato niente e non ha scoperto niente.
Solo che provavo soddisfazione quando facevo qualcosa che dava piacere. Come quando uscivano dal cinema contenti, come quando gli scolari si divertivano ad imparare.
Ho lavorato molto trascurando i figli, ma fortunatamente c'era la madre che li seguiva.
Non avevo piacere che Elena avesse lasciato l'università per andare a fare teatro e poi...poi è cambiato. Ma perché poi devo dire queste cose?
 
 

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