una produzione
Le Belle Bandiere


ANTIGONE QUARTET CONCERTO

drammaturgia, regia e interpretazione di Elena Bucci e Marco Sgrosso
sensori e live electronics di Raffaele Bassetti
Dimitri Sillato al violino e alle tastiere


Grande tragedia di contrasti, l’Antigone di Sofocle ci ha colpito soprattutto per la straordinaria nettezza nell’affrontare un tema mitico ma di sconcertante attualità, messa in risalto dalla semplicità poetica di una lingua apparentemente così lontana e tuttavia capace di attraversare i secoli, le mode, i mutamenti effimeri, senza nulla perdere dello splendore diretto della sua comunicatività.
Entriamo nel mondo della tragedia greca stregati dal mistero che la avvolge, dal fascino delle rovine, dalle domande intorno ad una complessità di linguaggi un tempo leggibile a tutti e ora da decifrare. Creiamo una partitura per voce, azioni e suono, basata sul testo di Sofocle, ma con un’attenzione a più recenti riscritture della tragedia, da quella di Jean Anouilh a quella di Bertolt Brecht, che ne hanno moltiplicato le prospettive poetiche, psicologiche o etico-politiche.
Questo percorso per narrazione musicale della vicenda di Antigone – che oppone la sua ferrea etica umana a quella ostinata del buon governo del suo antagonista Creonte – non esclude l'apertura ad una visione più ampia del ciclo di Tebe, attingendo anche alle altre tragedie di Sofocle che inquadrano il grande tema della Cecità che da Edipo stesso – flagellatore dei propri occhi incapaci di vedere la verità - si trasmette a Creonte, incapace di vedere al di là della propria arroganza di sovrano, e a Tiresia, infallibile veggente senza occhi. Registrazioni, musica elettronica e dal vivo e suono ai sensori si miscelano alle parole in una tessitura che avvolge e racconta, come si assistesse ad una veglia per Antigone, per il corpo di Polinice e di altri insepolti più vicini nel tempo, una veglia per una nostra antica identità perduta. Siamo Creonte ed Antigone, ma anche Ismene ed Emone, il messaggero e le guardie. Incarnando molti punti di vista, compreso quello del coro, cantato e danzato, ci impossessiamo in profondità del testo e delle sue molte valenze. In epoche tiepide e cariche di paura, ci appare salutare immedesimarci in un tema come questo. Il teatro rimane oggi uno dei pochi riti collettivi attraverso il quale una comunità si ritrova a sentire e a pensare insieme, attraverso sollecitazioni non soltanto intellettuali ma anche fisiche.
Se la mente e la storia ci dicono che il dolore e l’incomprensione intessono la vita in ogni sua parte, il teatro e l'azione ci inducono a lottare perché esista una catarsi, che, attraverso la celebrazione del rito, cambia forma e senso a seconda del pubblico, del tempo, del luogo.

Elena Bucci e Marco Sgrosso

Elena Bucci e Marco Sgrosso in Antigone SENZA coro Foto di Umberto Favretto

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