Le Belle Bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Russi
in collaborazione con ATER Associazione Teatrale Emilia Romagna
 
BIMBA
inseguendo Laura Betti
 
drammaturgia, regia e interpretazione di Elena Bucci

luci Loredana Oddone
drammaturgia del suono, interventi elettronici e registrazioni Raffaele Bassetti
macchinismo Giovanni Macis
costumi Nomadea con la collaborazione di Marta Benini
assistenti all'allestimento Nicoletta Fabbri, Federico Paino
foto Federico Paino, Gianni Zampaglione
 

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Da quando mi è stata offerta l'affascinante opportunità di preparare un evento per la scena intorno a Laura Betti, ho cominciato a cercare ogni materiale intorno a lei e ho scoperto una figura poliedrica, libera, vasta e affascinante, piena di contraddizioni come piace a me. Sto accumulando materiale audio, le sue belle canzoni, i video dei suoi spettacoli, come quello con la regia di Mario Martone che documenta la sua 'Disperata vitalità', leggo la sua onirica autobiografia Teta Veleta, frase inventata da Pier Paolo Pasolini e da lei per definire il fascino della fame di vita e di piacere.
Leggo i suoi scritti e quelli di chi l'ha conosciuta e di lei ha detto. Rileggo, e non basta mai, Pasolini.
Tengo un diario e intono un dialogo immaginario, provo a conoscerla e a riconoscerla. Perché? Perché mi insegna la libertà e tutti i suoi rischi, la generosità che disperde genio e talento, la lingua del teatro e dell'arte di un'epoca che pare vicina ma è ormai lontanissima eppure prossima forse a ritornare.
Laura Betti sveglia in me la curiosità verso il fascino che le personalità coraggiose e originali si portano intorno come un profumo o come l'odore delle belve e che diventa piano piano parola, canto, scena, luce, musica, danza, discorso ininterrotto con chi ci ha preceduto e chi ci seguirà. Vedo in lei una guerriera irriducibile i cui terribili capricci diventano atti di ribellione alla noia e al conformismo e vie di trasformazione del dolore.

Chi sei tu che mi guardi con l'aria di una bimba sempre diversa in ogni diversa fotografia? Imbronciata, sorridente, con aria di sfida, libera e dolorosa, repellente e seducente, giovane e antica, spaventata e piena di rabbia? Ti inseguo da immagine a immagine, imparando a memoria le tue parole attorcigliate, indagando indiscreta la tua vita, le tue amicizie, i tuoi amori, il tuo legame misterioso eppure così trasparente con Pier Paolo Pasolini, del quale sei diventata vestale. Basta guardarvi insieme nelle foto per avere l'illusione di esservi accanto, di comprendere e poi, subito dopo, non comprendere più nulla, come accade accanto alle persone libere.
Sei stata famosissima e ora quasi dimenticata come spesso accade alle figure di talento vissute troppo vicino ai geni controversi dal destino infausto.
Attratta dalla tua forza magnetica, nella quale mi specchio, non riesco a sottrarmi alle tue domande imperiose e al tuo volere e mi distraggo da ciò che dovrei fare per avventurarmi in sentieri pericolosi e mal documentati dalle carte.
Ti inseguo, ciao, addio, arrivederci, a presto. Bimba.
Elena Bucci

si ringraziano:
Cineteca di Bologna
Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna, Fondo Laura Betti
per il prezioso lavoro di ricerca e documentazione e per la possibilità di consultare i materiali
Gabriele Trombetti per la gentile concessione di materiale fotografico, video e interviste
e tutti coloro che l'hanno conosciuta e hanno voluto raccontarmi di lei

 

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Documenti e primi riferimenti

"Sentiamo che direbbe un testimone nel 2001, costretto a fare un necrologio di Laura Betti.
...E' invecchiata e morta: ma son sicuro che nella sua tomba ella si sente bambina. Ella è certamente fiera della sua morte, considerandola una morte speciale.
'la mia morte è provvisoria, è in fenomeno passeggero' , essa par dire, ' io sono ciò che ero...La mia possibilità di stupore non ha limiti perché io cado sempre dalle nuvole, e rido, con meraviglia fanciulla.'
Contemporaneamente, là nella tomba, dice: ' Niente mi meraviglia perché, da sempre, so tutto.'
Ambiguità? No: doppio gioco. Chè essa, la morta, Laura Betti, non era ambigua, anzi, era tutta d'un pezzo: inarticolata come un fossile. Ella ha aderito alla sua qualità reale di fossile, e infatti si è messa sul volto una maschera inalterabile di pupattola bionda (ma: 'attenti, dietro la pupattola che ammetto di essere con la mia maschera, c'è una tragica Marlene, una vera Garbo')
Nel momento stesso però in cui concretava la sua fossilizzazione infantile adottandone la maschera, eccola contraddire tutto questo recitando la parte di una molteplicità di personaggi diversi fra loro, la cui caratteristica è sempre stata quella di essere uno opposto all'altro.
....
Facendo di lei un esame superficiale, molti le attribuirono in vita una volontà provinciale di degradazione degli idoli...
in questa dolorosa operazione c'era il suo bisogno di essere contemporaneamente 'una' e 'un'altra', 'una' che adora, e 'un'altra' che sputa sull'oggetto adorato; 'una' che mitizza e'un'altra' che riduce. Ma non era ambiguità, ripeto. Il suo gioco era chiaro come il sole.
Naturalmente, proponendosi prima di tutto, come una delle leggi-chiave del suo codice, di non fare mai, in alcun caso, pietà, essa, per il gioco dell'opposizione, ha anche sempre voluto e ammesso anche di fare pietà. Ma la pietà non è stata causata da una o dall'altra delle sue azioni o delle sue situazioni: no, essa è sempre stata causata dall'eccessiva chiarezza del suo gioco.
Dunque è attraverso la pietà che essa è stata costretta a provocare verso la sua persona che è venuta fuori la sua generosità: cioè qualcosa di eroico.
Questo infatti è il necrologio di un'eroina. Bisogna aggiungere che era molto spiritosa e un'eccellente cuoca."
Pier Paolo Pasolini in 'Teta Veleta' Garzanti, 1979

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Dalla pagina web del Fondo Laura Betti:

Autoritratto di Laura Betti

Nacque ad un certo punto e comunque, sia chiaro, nacque e visse al di fuori della storia.
Inizia la sua carriera cantando in Compagnia con Walter Chiari.
Cantava un blues in inglese dal titolo "Black Coffee". Cantava splendidamente, ma non lo sapeva e non le interessava per niente il problema (titolo spettacolo "I saltimbanchi").
L'anno dopo si ritrova in compagnia con Lilla Brignone e Santuccio per la regia di Visconti nel Crogiuolo di Miller.
Nello stesso anno si cimenta, causa malattia di Adriana Asti, in Goldoni, recitando a tutto spiano e con ogni birignao possibile la parte di Candida nel "Ventaglio". I critici parlarono di bravura eccelsa. Lei invece capì che era cagna. E di lì la sua decisione di far senza i pareri altrui.
L'anno seguente naviga per qualche scrittura teatrale con Pierfederici, "Le Coefore", e con Enrico Maria Salerno, "El Cid".
Nel frattempo canta per suo piacere con i vari jazzisti dell'epoca, Rotondo, Loffredo eccetera. Naturalmente era bravissima. Considerata la migliore, the best. La RCA la sente e le propone un contratto. Lei firma. Tanto per firmare. E non incide. Poi un bel giorno incide, chiedendo i testi delle proprie canzoni a Moravia, Caprioli, William Demby, ecc.
La cosa rimane lì provocando un certo piccolo scalpore per via di Moravia. La Betti fa sempre cose marginali. Alla Tv (con Paolo Poli), qualche film, una tournée in Australia.
Decide di domandare a tutti gli scrittori un repertorio di canzoni per farne un recital. Debutta quindi al Teatro Gerolamo nell'ottobre del 1959. Trionfo. E inizio dei Giri a vuoto.
Partecipa anche alla Biennale di Venezia insieme a Strawinsky.
Incontro con Kurt Weill e consacrazione con "I sette peccati capitali"(Filarmonica Romana, regia di Squarzina). Un successivo Giro a vuoto con prima parte consistente in un Omaggio a Kurt Weill. Incisione di un album (due 33) di musiche di Weill per gli arrangiamenti e la direzione orchestrale di Bruno Maderna. A Firenze (Accademia Cherubini) nel '64 interpreta anche "Der Jasager" di Brecht e Weill (la parte del cinesino).
Quest'anno Potentissima signora.
P.S. Debuttò a Parigi, dove rimase quatto mesi, ottenendo assoluto, difficilissimo e indiscusso successo. Si prepara per New York. Desiderosa di vacanze e di soldi.
Laura Betti

Così, nel lontano 1964, Laura Betti ripercorreva il proprio itinerario artistico, con l'ironia e l'umorismo che le erano congeniali. Infatti l'attrice bolognese (nata a Casalecchio di Reno nel 1927 e morta a Roma nel 2004), famosa negli ultimi decenni della sua esistenza soprattutto per il suo impegno come Presidente dell'Associazione Fondo Pasolini e come interprete di splendidi recital di poesie pasoliniane, in realtà aveva vissuto una lunga e complessa storia artistica e professionale, che culminò, oltre che in alcuni memorabili spettacoli teatrali e nelle interpretazioni di alcune leggendarie canzoni d'autore degli anni '60, in film quali La ricotta (1963), La terra vista dalla luna (1966), Teorema (1968) – che le valse la Coppa Volpi alla mostra di Venezia – e I racconti di Canterbury (1972) di Pasolini, La dolce vita (1960) di Federico Fellini, Paulina s'en va (1969) di André Téchiné, Il rosso segno della follia (1970) di Mario Bava, Sbatti il mostro in prima pagina (1972) e Il gabbiano (1977) di Marco Bellocchio, Allonsanfan (1974) di Paolo e Vittorio Taviani, Vizi privati, pubbliche virtù (1975) di Miklós Jancsó, Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, Morti sospette (1978) di Jacques Deray, Il piccolo Archimede (1979) di Gianni Amelio, Il mondo nuovo (1982) di Ettore Scola, Rapporti di classe (1984) di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, I cammelli (1988) di Giuseppe Bertolucci, Les Champignon des Carpathes (1989) di Jean-Claude Biette, Il grande cocomero (1993) di Francesca Archibugi, A mia sorella! (2001) di Catherine Breillat e molti altri.

Per volontà del fratello Sergio Trombetti e della famiglia, i documenti, le fotografie, i dischi, i copioni che costituivano l'archivio privato di Laura Betti, dopo la sua scomparsa, sono conservati dalla Cineteca di Bologna in un fondo intitolato alla grande attrice.

 

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