Corciano Festival 2016
Farneto Teatro
 
DECAMERON
di Giovanni Boccaccio
dieci novelle di fortuna, amore, ingegno e addirittura di virtù
 
18-19-20 agosto ore 21,30
Giardino dell’Asilo Comunale, Corciano (Pg)
 
un progetto di Elisabetta Vergani e Maurizio Schmidt
 
novellatori
Ludovico Fededegni, Antonio Gargiulo, Luca Mammoli, Marco Sgrosso, Irene Timpanaro, Silvia Valsesia, Elisabetta Vergani
 
musicanti
Cristiano Arcelli (fiati), Sara Calvanelli (fisarmonica), Leonardo Ramadori (percussioni)
 
luci Paolo Latini
oggetti e spazio Federico Fè d’Ostiani
tecnico Fabio Massimo Sunzini
aiuto regista Maria Vittoria Bellingeri
direzione musicale Cristiano Arcelli
 
regia
Maurizio Schmidt
 
decameron marconicchia
 
La trama del Decameron
Un gruppo di giovani, per resistere alla peste si riunisce in un luogo di sopravvivenza, di delizia, di cultura.
A turno si raccontano l’un l’altro le storie che sanno e quel luogo diventa spazio di emersione di una cultura sommersa e dimenticata, fatta di antiche e semplici novelle di piacere.
Raccontano l’epopea dei pionieri della civiltà borghese, dei progenitori che a cavallo tra il duecento e il trecento – da Marco Polo ai fratelli Vivaldi – avevano dato “la più grande lezione di energia e di volontà della storia” (Renan). Una epopea che costituisce l’autunno del medioevo ed è già vista con l’occhio della nostalgia nel momento di crisi rappresentato dalla peste del 1348.
Che non è poi tanto diversa da quella del 2016.
 
Perché il Decameron
Il Decameron fu la prima opera scritta in una lingua moderna a suscitare un immediato entusiasmo universale. Si rivolgeva alle donne e la cultura che rappresentava era cosmopolita e pacifica. Sostituiva all’epopea dei cavalieri della spada l’epopea dei cavalieri dell’ingegno; all’unità di stile e di azione propria della cultura medioevale la molteplicità più assoluta. Protagonisti delle novelle non erano eroi idealizzati, ma uomini in carne ed ossa, indaffarati nella quotidiana commedia umana, dediti alle più alte virtù come alle più sfrenate passioni: è stata definita (Branca) una “chanson de geste” di contadini, prelati, artigiani e mercanti.
Il Decameron era scritto in volgare, nella lingua di tutti, che grazie alla fortuna delle due “Commedie” – quella umana del Boccaccio e quella “divina” di Dante – diventò l’italiano, una lingua letteraria ricca, melodiosa e bellissima.
La fortuna del Decameron ha superato i confini del tempo e la sua fortuna è arrivata fino a noi. È un’opera che si è dimostrata "contemporanea" in tutte le epoche ed è stata capace di parlare agli uomini di tutti i tempi: da Shakespeare a Pasolini è un’ opera generatrice di altre opere.
Il motivo di tanto entusiasmo é noto. Le cento novelle del Boccaccio, non sono opera di un uomo solo, ma di un intero popolo, il riaffioramento - sintetizzato da un genio - di un fiume di antichissima cultura diffusa per via orale e dal Decameron stesso rinvigorita, tanto da essere in parte viva ancora oggi. Le sorgenti del Decameron non stavano nella letteratura classica, ma in quella cultura di livello inferiore che invadeva dei suoi aneddoti perfino la predicazione dei frati o i racconti dei contastorie.
Per l’intera area europea e mediterranea non c’è materiale più ricco: un pozzo di diversità culturali. Il Decameron propone novelle ambientate – oltre che in tutte le zone d’Italia – lungo le strade del commercio: dalla Cina, al mondo arabo, alla Germania…
L’incontro di differenti lingue e culture, di forme musicali, coreutiche e drammatiche, il possibile uso di differenti mezzi di restituzione (maschera, canto, racconto, video…) propone al teatrante un materiale ricco e divertente, che rappresenta una pietra miliare della cultura europea ed è pressoché inesauribile .
È per questo che Farneto Teatro ha deciso da 13 anni di ritornare ciclicamente al progetto di una festa teatrale che costituisca una metaforica e collettiva fuga dallo spaesamento delle pesti del mondo moderno, affermando la resistenza della memoria intorno al puro e semplice atto del narrare antiche storie di amore per la vita, che si presentano simili in tutte le culture.
 
La “casistica” del Decameron: Fortuna, Amore, Ingegno (e addirittura la Virtù!)
La casistica delle novelle del Decameron può essere organizzata secondo questa considerazione: nel viaggio della vita, gli uomini sono sottoposti alle prove della casualità e della passione e sta a loro prendere al volo le opportunità e trasformarle a proprio vantaggio con ingegno, piuttosto che venirne soggiogati e sconfitti. La capacità di farsi artefice delle proprie fortune è nei comandamenti della nascente civiltà borghese la sorgente di una nuova virtù.
Per cui: dieci novelle esemplari e tutti a scuola dal Boccaccio, alle radici della nostra cultura! Una scuola immaginifica in cui si ride molto.
 

Associazione Culturale LE BELLE BANDIERE
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