una produzione
Le Belle Bandiere
Fondazione Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con
Regione Emilia-Romagna e Provincia di Ravenna
e con il sostegno del Comune di Russi

DELIRIO A DUE
anticommedia

di Eugene Ionesco
traduzione di Gian Renzo Morteo
 
regia e interpretazione, scene e costumi di Elena Bucci e Marco Sgrosso
 
drammaturgia del suono Elena Bucci e Raffaele Bassetti
luci Loredana Oddone
suono Raffaele Bassetti
direttore di scena Giovanni Macis
assistenti all'allestimento Nicoletta Fabbri e Alessandro Sanmartin
lampade di scena Claudio Ballestracci
sarta Marta Benini
foto Patrizia Piccino e Enrico Nensor


(esplosioni)
– La chiocciola e la tartaruga sono la stessa bestia... chiunque te lo dirà...
– No, non sono la stessa bestia.
(esplosioni)


Dopo avere indagato il sodalizio umano e artistico delle mitiche figure di Isabella e Francesco Andreini ne "La pazzia di Isabella – vita e morte di Comici Gelosi" e l'ambigua e quasi dolorosa complicità nello sdoppiamento dei ruoli ne "L'amante" di Harold Pinter, in occasione del compimento dei primi vent'anni di esistenza della compagnia, giochiamo con una nuova coppia, sospesa tra le apparenti convenzioni di un naturalismo borghese e un acrobatico equilibrismo sul filo di un assurdo che assomiglia sempre di più alla realtà. E non è certo un caso se i protagonisti dell'irresistibile scherzo teatrale di Eugène Ionesco non hanno nemmeno più un nome proprio, ma sono soltanto Lui e Lei... 
Lui e Lei che si cercano continuamente, dove però sanno che l’altro non è. 
Hanno bisogno di sapere di non essere soli, ma non possono sopportare una comunicazione diretta e autentica che non passi attraverso la colpevolizzazione dell’altro per dare una ragione ai misteri della vita.
Il dolore non è una cosa che ci attraversa tutti e che ci lascia sgomenti, ma è sempre colpa di Lui o di Lei. Così la morte, il tradimento, così ogni cosa che non vogliamo o non riusciamo ad accettare.
Attraverso questo meccanismo Lui e Lei sono chiusi in un eterno presente, in una navicella di sicura e riconoscibile inconsapevolezza che li traghetta attraverso l’esistenza. 
Soltanto i crolli e le esplosioni che sentiamo da fuori ci fanno sentire, con evidente, comica, tragica verità, come la commedia umana sia fatta di cadute e rinascite, crescite e dissoluzioni di intere civiltà, al di là del mito di progresso del mondo occidentale, che già Ionesco, profeticamente, disegnava in preda ad un terrorismo ideale e reale, per noi ancora molto difficile da comprendere.
Il fatto che i personaggi siano soltanto due sembra solo un’illusione: in realtà in scena abbiamo anche lui, l'autore, e cioè il suo sguardo e la sua partecipazione di uomo di teatro che ha saputo vedere fin dai primi segni la frantumazione di una società che si auto-celebrava appagata e felice.
In realtà, in scena, abbiamo anche il pubblico, come sempre accade nei grandi testi che riescono con maestria a riflettere il presente. Il numero dei presenti è però sempre pari: non ci sono figli che proiettino all’esterno i meccanismi della coppia o li trasformino, non ci sono scorrimenti di tempo o evoluzioni. 
Siamo sempre al presente, a prescindere dalle epoche nelle quali leggeremo queste parole.
La naturalezza con la quale Ionesco tratteggia dialoghi e situazioni della coppia chiusa in se stessa, non solo resiste al tempo rivelando l’arte del grande autore che ha affinato il suo talento a contatto con le compagnie e gli attori, ma diventa uno strumento formidabile di analisi e di critica attraverso la risata e l'ironia, come fa Molière, come fa Goldoni.
Simulacri di una monade sdoppiata, confinati senza respiro ad una coercizione coatta dei propri meccanismi senza via d'uscita, sospesi nella fragile stabilità di un comodo e annoiato ménage coniugale senza emozioni e senza problemi urgenti, Lui e Lei si costringono con reciproco gusto e inesausta caparbietà ad un rischioso – per quanto divertente – gioco al massacro, nel tentativo di una reciproca supremazia, condotto con quell'ancora stupefacente levità di stile della scrittura di Ionesco, che non vuole dissimulare l'inquietudine amara che scorre sotto la leggerezza apparente tra le parole, e soprattutto oltre le parole.
I ridicoli battibecchi di Lui e Lei sono accompagnati dal controcanto ossessivo di un crollo universale: una guerra civile infiamma al di fuori del nido protetto dove si consuma la vacua esistenza dei coniugi, impermeabili alle bombe che esplodono, alle sparatorie e alle stragi che riecheggiano nella via, alle pareti e ai soffitti che crollano, testimonianza di un mondo esterno in profonda crisi che sta andando in frantumi di fronte all'impellenza di una metamorfosi necessaria.
E questo esterno negato – così pieno di senso e pertanto avvertito come elemento di disturbo – rende tragicomico e quasi inopportuno un dialogo intriso di banalità senza tregua, un'eloquenza logorroica fine a se stessa, che denuncia in modo spietato il suo meccanismo inceppato che continua a girare a vuoto.
Apparentemente non parlano di niente di importante se non per loro, ma in realtà ci raccontano della paura della solitudine, della necessità di avere accanto un altro essere che testimoni della nostra esistenza, dell'irresistibile forza comica nascosta dentro le tragedie quotidiane che a tratti ci sembrano tanto importanti da impedirci di allargare lo sguardo al resto del mondo.
Attraverso il virtuosismo linguistico Ionesco ci offre un divertimento con toni da varietà che maschera inquietudini e solitudini, esistenze senza scopo e pensieri senza fondamento. Le parole diventano suono puro in un gioco irrefrenabile di assonanze, mutilazioni, rime sghembe, fonemi ingoiati o masticati, scherzi irriverenti, accostamenti arditi.
Il dialogo diventa musicale, l'assurdo stempera la piattezza di un naturalismo solo apparente, e Ionesco si pone come capostipite di una scrittura libera e ardita, svincolata dalla logica comune, precisa come una partitura, che riecheggia in altri brillanti autori, da Campanile a Queneau, da Labiche ad Alfred Jarry, fino all'esempio fulgido e recente di Alan Bennett, che nel suo esilarante "Nudi e crudi" sembra quasi proporre un possibile seguito di tante coppie nate dalla fantasia di Ionesco.
Così i due coniugi di "Delirio a due" ci appaiono quasi automi autistici, marionette inceppate, conchiglie vuote alla ricerca di un perché della vita, di un senso assoluto, continuamente in bilico tra tragico e grottesco, perennemente in attesa di una felicità rimandata, e ci ricordano un po' le creature reali ma assurde di un film di Jacques Tati.
Il palcoscenico diventa l’appartamento di Lui e Lei, le quinte le pareti, i fuori scena sono le stanze che non vediamo, il graticcio è un soppalco nel quale stanno nascosti gli effetti personali. 
Ognuno di questi luoghi è disseminato di trappole e di percorsi cifrati, come se si fosse dentro un gioco di ruolo, che si rivela poi reale.
Lui e lei sono avatar e con le loro cuffie e i loro meccanismi ripetitivi credono, come spesso accade nei rapporti di lunga data, di vedere nitidamente cose che chi li guarda non vede affatto. 
Mettono in difficoltà l’altro con stratagemmi sciocchi, come spegnere la luce, cambiare di posto i mobili, confondere le informazioni. Mentono e rivelano, per ingannare angoscia e tempo. 
Provano la reciproca resistenza, per vedere se possono davvero fidarsi della permanenza dell’altro finché morte non li separi. Si dice che i dialoghi tra innamorati annoino, mentre – dalle comiche di Laurel e Hardy ai film di Woody Allen – i litigi di coppia fanno tanto ridere... proviamo a sentire e ricreare in teatro proprio questo, con gli strumenti e le immagini di un presente che ci vede sempre più soli con le macchine giocattolo che abbiamo ideato: la commovente, ridicola, insostituibile ricerca della vicinanza profonda con un altro essere umano, con il quale cerchiamo di condividere peso e gioia dell’essere al mondo.

Elena Bucci e Marco Sgrosso

Associazione Culturale LE BELLE BANDIERE
Via Faentina nord, 4/1 48026 Russi (RA) Tel. 393.9535376
All rights reserved mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.