una coproduzione
La Contrada – Le Belle Bandiere


IL SOTTOTENENTE GUSTL
dal romanzo di Arthur Schnitzler

progetto ed elaborazione drammaturgica di Francesco Macedonio e Marco Sgrosso
interpretazione di Marco Sgrosso
regia di Francesco Macedonio

progetto luci Maurizio Viani
scene e costumi Andrea Stanisci
distribuzione Emilio Vita


Da molto tempo Cesco ed io pensavamo a questo testo.
Scritto di getto in cinque giorni all'inizio del secolo scorso, "Il Sottotenente Gustl" è il primo esempio nella letteratura tedesca di un'opera narrativa condotta secondo la tecnica del 'monologo interiore'.
Il pensiero parlato di Gustl – in una sorta di reportage psicologico in cui le associazioni di pensieri e le reazioni interiori del presente si susseguono ininterrottamente, combinandosi senza soluzione di continuità con i ricordi del passato e le proiezioni nel futuro – denuncia una teatralità intrinseca al racconto.

Con occhio spietato ma al tempo stesso divertito e leggero, Schnitzler mette a nudo la meschinità e l'inconsistenza morale di un ometto che – come rilevò Rainer Maria Rilke individuando nel protagonista del racconto "un destino molto più grande della sua individualità" – rispecchia la fine dell'impero austro-ungarico e la condizione di alienante solitudine dell'individuo nella società moderna.

Il tempo cronologico del racconto si estende dalle dieci di sera all'alba del mattino seguente.
Nell'arco di una notte, emerge il paradossale contrasto tra la natura incolta, pulsionale e aggressiva dello squallido ufficialetto Gustl e l'onorabile ideale di vita al quale esso deve conformarsi, denunciando il vuoto e la nullità della sua tragicomica esistenza.

La parabola narrativa si sviluppa attraverso un meccanismo perfetto, in cui un banale e inaspettato incidente – filtrato da una interiorità morbosa, vacua, a tratti quasi schizofrenica – assurge a dramma, non privo però di risvolti comico-grotteschi, fino allo scherzo amaro di un finale divertente e paradossale.

Come attore, il desiderio di interpretare Gustl nasce dalle inesauribili possibilità emotive offerte da questo ridicolo, contorto e a suo modo doloroso personaggio e dalla sconcertante attualità di un testo che affronta con impietosa anatomia la crisi di un uomo-bambino improvvisamente consapevole della propria inadeguatezza storica.

Marco Sgrosso


Note di regia

La scenografia richiama l'idea di un campo di battaglia.
In mezzo un piccolo soldato: Gustl.

La luce, nell'evolversi del monologo interiore, scopre i luoghi del racconto: il teatro, il Prater, le vie, il parco, il caffè.
In scena è l'Austria, ridotta a bottega di rigattiere, come quelle che ancora si possono vedere in via Cavana a Trieste, dove accanto al ritratto di Francesco Giuseppe si impolverano poltrone sdrucite, mobili ammuffiti, paralumi sdruciti... avanzi di un antico splendore.

Tra queste macerie si aggira il nostro soldatino, come sperduto in una vecchia soffitta, e con atteggiamento infantile racconta la sua storia.
Una sera, a teatro, Gustl viene offeso dal fornaio Habetswallner, fisicamente molto più grosso di lui, e non ha il coraggio di replicare...

L'episodio lo getta in uno stato di straordinaria agitazione, come un bimbo a cui è stato macchiato il vestito bianco della prima comunione.
Per riparare ad un disonore di cui è convinto che tutta Vienna sarà presto al corrente, pensa di suicidarsi.
Passa la notte insonne, vagando per la città e rimasticando passato, presente e futuro, rivelandosi per quello che è, un uomo fatuo e mediocre, una specie di Anatol in divisa.
All'alba si rifugia nel solito caffè per fare l'ultima colazione prima di morire e apprende casualmente dal cameriere che durante la notte il fornaio è morto.

In in istante tutto torna come prima.
I nobili propositi di questo Pinocchio in divisa vengono cancellati con un colpo di spugna, le ansie e le paure cedono il campo ad una vilissima gioia, la vita sorride come prima.
Ma le macerie restano. E il misero trionfo finale di Gustl prelude all'imminiente disastro della prima guerra mondiale.
Mentre lo squallido ufficialetto riacquista la sua falsa energia militaresca, già si odono le cannonate...

Francesco Macedonio


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