Festival Focus Jelinek
 
IN DISPARTE
una lettura in musica con interventi video
da 'In disparte' di Elfriede Jelinek, discorso registrato in video in occasione del premio Nobel alla letteratura 2004
a cura di Elena Bucci
cura del suono e interventi elettronici dal vivo di Raffaele Bassetti
video a cura di Elena Bucci e Raffaele Bassetti con la collaborazione di Gaetano Colella
per il progetto Focus Jelinek a cura di Elena di Gioia, Comune di Bologna, Ert Emilia Romagna Teatro, Comune di Cesena, Comune di Ravenna
 
debutto 3 febbraio 2015, ore 21
Radio Zolfo - Artificerie Almagià, Ravenna
 

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© The Nobel Foundation (2004)
traduzione di Rita Svandrlik in Elfriede Jelinek: una prosa altra, un altro teatro, a cura di Rita Svandrlik Firenze University Press 2008.
 

In disparte è il discorso che Elfriede Jelinek ha pronunciato per il conferimento del premio Nobel per la letteratura nel 2004. La scrittrice non è andata a ritirare il premio a Stoccolma e ha inviato un video in cui lei stessa, davanti a un leggìo, legge il discorso.

Corpo a corpo dell’autrice con la lingua, con il ruolo che le riconosce e con la condizione in cui la lingua la pone quotidianamente. In disparte, in fuorigioco, nel tentativo incessante di stare dentro la realtà, svelare e dare voce alla memoria.

Scrivere è la dote della flessuosità, la dote di stringersi alla realtà?
Ci si vorrebbe stringere volentieri, ma cosa succede poi a me?
Cosa succede a quelli che la realtà non la conoscono davvero?
È talmente spettinata la realtà. Non c’è pettine che riesca a lisciarla.
I poeti vi passano e raccolgono disperatamente i suoi capelli in una pettinatura,
dalla quale prontamente di notte vengono perseguitati.
Nell’aspetto c’è qualcosa che non va…
 
 
Da Elena Bucci a Elfriede Jelinek

(La stanza di E.) Mi piace immaginare le stanze dove vivono, in disparte, i nuovi dei della solitudine che rinunciano alle carezze del pubblico e non vogliono essere soppesati, mangiati, nutriti e rinnovati dalla curiosità degli altri. Sono in palazzi alteri, in piccole case di montagna, in baracche di legno tra alberi centenari, dentro piatte casette basse con la terrazza che guarda un mare senza lusso, sono ovunque. Nelle loro stanze ombrose piene di riflessi gli dei senza pelle, fermi, sentono scorrere incandescente la vita tutto intorno. La scrittura li protegge? Come si armano questi fantasmi cordiali per cavalcare, succhiare, trasformare la realtà con la loro arte? Gentile Elfriede, che mi guardi dalla finestra di un castello antico e mi porti sempre altrove rispetto a dove credevo di stare, in quale stanza hai scritto il tuo discorso al mondo in occasione del premio Nobel, in quale corsa, per allontanarti da quale possibile malìa, se, quando provo a dirlo, mi diventa fuoco tra le mani e vento?
 
Da Elfriede Jelinek a Elena Bucci

È stato molto prosaico, cara Elena: ho scritto il discorso nella piccola casa unifamiliare alla periferia di Vienna. La casa si trova, in una schiera con altre simili, su una collina, e di fronte si vede un'altra collina, e le colline del Wienerwald, di collina in collina (è buffo, la collina di fronte si chiama Colle della Frase). Dato che il Premio mi è stato conferito per il mio lavoro sul linguaggio, ho logicamente scritto sul mio modo di usare il linguaggio. non vorrei dire niente di personale, o almeno il meno possibile, ma mi sono sempre ritrovata in disparte, vi sono stata anche sospinta dai miei genitori, e una volta che si è outsider si rimane tali. Da un lato è un fatto doloroso (io non avevo e non ho possibilità di scelta), dall'altro questo è l'unico sguardo che mi è possibile con il mio tipo di scrittura. Lo sguardo in lontananza è quello più acuto, ma succede a scapito di una conoscenza più precisa degli esseri umani. Direi che la mia scrittura oscilla tra questo essere in disparte e lo sguardo da fuori sul mondo, lo sguardo in lontananza. Dalla lontananza si vede meglio. Da vicino non si riesce a vedere tante cose.
 
 
ASCOLTO
FESTIVAL FOCUS JELINEK 
 
 

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