MITICA
Esercizi di teatro e scrittura scenica intorno alla riscrittura del mito
laboratorio di pensieri e azioni teatrali condotto da Elena Bucci e Marco Sgrosso

Il teatro non è una scienza esatta e forse non esistono formule valide per tutti.
L'attore è innanzitutto un uomo che porge allo spettatore il suo vissuto, il suo pensiero, le sue emozioni.
La sua ricchezza creativa consiste nella messa a fuoco e nella valorizzazione della sua individualità e la sua formazione avviene attraverso un percorso progressivo di conoscenze e di esperienze che induce una costante rielaborazione degli stimoli raccolti durante il percorso per conquistare una propria consapevolezza e, nei casi più felici, anche una scelta di stile.
Esistono tuttavia percorsi di base che possono aiutare ad affinare la scoperta delle proprie peculiarità.
Nel nostro lavoro di formazione e di cura, abbiamo sempre cercato di evitare il rischio di imitare modelli prestabiliti e di esortare gli allievi-attori a sviluppare la capacità di selezionare, tra le tante indicazioni suggerite e raccolte, quelle più pertinenti alla propria natura, in modo da poter personalizzare la trasmissione di ogni esperienza.
Durante il percorso di sviluppo della propria individualità espressiva, un'importanza fondamentale assume la percezione delle azioni collettive, del lavoro di squadra, del rimbalzo degli stimoli e delle emozioni, dell'accordo creativo ed espressivo, perché l'azione del singolo sia sorretta dalla partecipazione dei compagni di lavoro e possa essere al tempo stesso espressione della propria individualità ma anche voce cosmica.

Il teatro rimane infatti uno dei pochi luoghi dove si celebrano riti collettivi e dove ci si possa riconoscere in un mito, inteso come racconto di sé e della propria epoca, dove si possa giocare con le eterne domande 'chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?', con lo sgomento del dolore e dell'amore, con i misteri della vita e della morte.
Circondati come siamo da cianfrusaglie mute che invecchiano presto, in corsa veloce per cancellare il senso di vuoto, senza spazio per giocare e raccontare, per ridere e per piangere, spesso prigionieri di un unico rigido ruolo, ecco che incontriamo il rito del teatro, anacronistico e fuori moda, con il suo bisogno di tempo, di ascolto e di silenzio, maestro nello sciogliere strutture rigide in fluide emozioni.
Si può fare ovunque, nelle lussuose sale ottocentesche o in piazza, sul pianerottolo, nei palazzi abbandonati o in un prato. Appartiene a tutti e a nessuno.
Nel mondo teatro possiamo avere ogni età, possiamo incarnare qualsiasi personaggio, avventurarci dentro molti destini. E' un formidabile luogo di trasformazione e di gioco, in cui vige la legge bambina del 'facciamo che siamo, che andiamo, che eravamo'. Tutti ci crederanno, purché impariamo a celebrare il rito del 'facciamo che', purché la finzione si traduca in autentica immedesimazione, in apprendimento delle tecniche e reale tentativo di comprendere tutto ciò che non siamo. Andiamo dunque in cerca di tutto ciò che ci aiuti ad immergerci nel profondo per trovare il materiale più autentico, tutto ciò che consideriamo 'un mito' e che altro non è che un sinonimo della parola 'racconto'.
Questo richiamo ad un passato misterioso e ricco di storie dal quale proveniamo, ci permette di trovare un immaginario comune sul quale proveremo ad innestare inedite domande.
Pensiamo a personaggi mitici di ogni epoca e cominciamo a raccontarli con tutti gli strumenti possibili, gesti, corse, urla, parole, silenzi, canto: scopriremo di avere molte voci, di possedere potenziali coreografie e drammaturgie scritte nel corpo e nella memoria, e certamente anche molte immagini indotte ma tra queste, proveremo a lasciare affiorare quella per noi più vera ed intima.

Andiamo in cerca degli eroi di Omero e delle loro donne, da Ulisse ad Achille o ad Ettore, da Penelope a Circe o a Calipso, oppure delle mitiche figure tragiche, da Medea a Prometeo, da Orfeo ad Euridice, o ancora dei grandi personaggi che hanno fatto la Storia, da Giulio Cesare a Cleopatra, da Napoleone ad Evita Peron, e perché non pensare anche ai miti di tempi più vicini a noi, da Marilyn Monroe e Marlene a Charlie Chaplin e James Dean e da Michael Jackson a Madonna?
Li ripensiamo, immaginandoceli nella loro storia più segreta e meno nota per trovare in loro qualcosa che ci risuoni dentro e che appartenga anche a noi.
Ma questo mondo teatro ci consente di ritrovare anche il ricordo di un bisnonno o di una zia un po' curiosa che ci raccontavano le favole, di un uomo schivo che abbiamo intravisto in una stazione, di una signora che ci ha incuriosito per la strada o di un grande scrittore che immaginiamo nel studio, e così ancora di noi bambini, di noi sgomenti e coraggiosi che cerchiamo, attraverso i canali della nostra memoria, la lingua del presente.
Possiamo evocare grandi eroi dell'antichità, favole di dei, epopee di lottatori per i diritti e la giustizia, destini di persone sconosciute ai più, incontrate una volta o assai vicine che interpretiamo come assolute protagoniste del romanzo della loro vita.
Svuotiamo la testa dalla folla di immagini e di parole che ci assediano e affondiamo nel mistero del suono più antico che riusciamo a trovare, e prepariamo un rito collettivo del ricordo, salto mortale all'indietro nel tempo per vedere dove siamo.
L'unica regola che ci diamo, in questo mondo teatro dove possiamo essere eterni bambini, è provare ad azzerare le aspettative e ad aprire il nostro corpo e la nostra voce agli stimoli della memoria e della fantasia, concederci il lusso e la libertà di 'essere senza niente', come dopo le grandi mutazioni, come dopo una crisi o una guerra. Partire dal senza niente per scoprire di avere tanto, e soprattutto noi stessi come strumenti trasparenti che risuonano di molte vite e di molti destini, noi nuovi autori della riscrittura del mito del presente.
Elena Bucci e Marco Sgrosso

 

Momenti di lavoro

- Rilassamento e respirazione diaframmatica
- Esercizi di emissione vocale:
scoprire la voce "vera", i paesaggi sonori, il sentimento nella voce
gradazione ed esplorazione della vocalità: dal pianissimo al grido
- Lavoro sul corpo
peso, abbandono, equilibrio, esercizi di contatto, percorsi guidati nello spazio
- Improvvisazioni del corpo e della voce:
aprire una via all'immaginazione
- Cerchio neutro e metamorfosi dell'io a partire da stimoli o temi dati

 

 

 

Associazione Culturale LE BELLE BANDIERE
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