una co-produzione Ravenna Festival, Fondazione Campania dei Festival - Napoli Teatro Festival
in collaborazione con Le Belle Bandiere

 

NELLA LINGUA E NELLA SPADA

Un viaggio nelle vite e nelle opere di Panagoulis, altri eroi ed eroine al tempo della Grecia dei colonnelli
elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione di Elena Bucci
musica Luigi Ceccarelli
con
Michele Rabbia – percussioni
Paolo Ravaglia – clarinetti

luci Loredana Oddone
cura del suono della voce Raffaele Bassetti

oriana fallaci alexandros panagoulis

La politica è un dovere, la poesia un bisogno. E' un urlo che non si può soffocare, l'ansia di un istante che non si può dimenticare. Allora cerchi carta e matita per fermarlo.

IL MIO INDIRIZZO
Un fiammifero per penna
sangue versato in terra per inchiostro
l'involto di una garza dimenticata per foglio.
Ma cosa scrivo?
Forse ho solo tempo per il mio indirizzo
Strano, l'inchiostro si è coagulato
Vi scrivo da un carcere in Grecia.

LA PRIMA VITTIMA
La prima vittima dei tiranni
è il loro spirito

Prima a quello
mettono le catene
(Aléxandros Panagulis Vi scrivo da un carcere in Grecia, 1974, Rizzoli Editore)

 

Note intorno al progetto

Un uomo di Oriana Fallaci troneggia tra i miei libri preziosi, come un talismano e un antidoto alla viltà e al conformismo, da quando lo portai con me in un viaggio in Grecia dopo la maturità classica. Trascinavo la mia ex compagna di banco di luogo in luogo costringendola ad ascoltare brani del libro. Ma i ricordi che ora restano più vividi sono quelli della lettura in solitudine, quando immersa in quella terra polverosa, profumata, aspra e commovente, vicina e lontanissima alla mia, mi sembrava di essere presente alle vite di Oriana e Alekos, presa per mano nella via della conoscenza e della resistenza.

E' facile spiegare come il fascino di questo straordinario libro attraversi il tempo e le vite fino a diventare un potente motore di ispirazione per molti e per generare anche l'idea di questo concerto teatrale: è una tra le più trasparenti rivelazioni di quanto la letteratura e l'intelligenza possano trasformare il dolore in luce e coraggio, in potente e austero incitamento alla lotta perché sia un diritto di ognuno essere quello che è.

L'amore e la rabbia diventano pura energia donata ad una scrittura limpida e scevra da ogni superficiale risentimento, pronta a diventare la memoria di tutti, monumento vivo e vitale alla forza della poesia e della lotta per la libertà. Più difficile è affrontare la sua complessità e trovare una forma e un senso che non siano tradimento ma traduzione, consegna al pubblico di oggi di un mito vivo che troppo facilmente può essere dimenticato e consegnato ad un confuso passato dove la tirannia pare sia stata sconfitta mentre invece è pronta a riaffacciarsi da ogni spiraglio lasciato alla sciatteria e all'acquiescenza.

Per gli stessi motivi riprendo in mano i testi poetici di Panagulis nelle loro prime edizioni italiane alle quali il libro di Oriana mi condusse. Rileggo la prefazione di Pasolini. Sento risuonare nei versi un coraggio che non conosco, che imparo, che ammiro. Sento la denuncia e la gioia che deriva dal possedere la chiave della poesia che ferma il tempo, che fissa il momento nel momento in cui è più vivo, che rimane la resistenza più potente e irriducibile per come afferma il diritto alla felicità e alla vita libera.
Vive attraverso il tempo la forza dei versi che ci svegliano e gridano e vive attraverso la scrittura di Oriana la potenza di una testimonianza che diventa, attraverso la lucidità dell'indagine, anch'essa poesia.

Quando Franco Masotti, direttore artistico di Ravenna Festival, mi ha chiesto se avessi un progetto che riguardasse la Grecia moderna e contemporanea, ho immediatamente sentito che era il momento di affrontare quel testo che ha continuato a parlarmi nel tempo. All'entusiasmo di un direttore se ne è aggiunto un altro: il direttore artistico di Napoli Teatro Festival, Ruggero Cappuccio, ha deciso di abbracciare questo progetto facendolo debuttare a Napoli.

Mi sembra un segno che questo invito e questi autorevoli incoraggiamenti arrivino proprio ora: sento il brivido della paura che tornino mostri che pensavo domati per sempre, come la prepotenza delle idee, la potenza fascinatrice dell'urlo ignorante e demagogico, il terrore del mutamento degli equilibri del mondo che non diventa progetto comune verso un'utopia di felicità, ma pratica di chiusura e aggressione reciproca.

Anche per questo trovo il coraggio di togliere i miei talismani dai loro luoghi protetti per trarne ispirazione per un concerto di musica e parole. Non userò le parole di Oriana Fallaci, non oserò strappare brani da un libro perfetto, ma proverò a raccontare con le mie povere parole di lei e di lui, di quell'epoca, di quella terra e della mia, di altri scrittori e artisti che vissero l'orrore della dittatura. Attraverso il loro dolore e la loro forza di resistenza amplierò il mio sguardo di fortunata, nata in tempo di pace, ma che ora vede avvicinarsi il buio.

Mi affido alla sensibilità sapiente del compositore Luigi Ceccarelli, con il quale collaboro da tempo, e al talento di due musicisti in via di definizione tra i molti bravissimi con i quali lavoriamo, per ricreare attraverso i suoni e la musica quel magico luogo senza spazio e senza tempo dove morti e vivi possano dialogare, dove ritrovare la suggestione di vite che non ho vissuto.

Mi ispiro ad una straordinaria storia d'amore, coraggio e intelligenza per scrivere la tessitura di un melologo che accosti le domande e le suggestioni di questa storia recente agli echi della tragedia greca antica trasportata nei luoghi devastati del presente, tra le sue rovine e gli interrogativi verso un futuro dove si gioca la vita stessa del pianeta. Immagino un canto parlato, un parlato cantato, la forza di maschere contemporanee che portano il segno di tradizioni antiche, sogno che il teatro possa essere in futuro un centro nervoso della polis, luogo dove emozioni e pensiero si compenetrano e diventano la tessitura della comprensione, della condivisione, della catarsi. Questo progetto evoca per me l'immagine di un teatro che sia assemblea viva, pensante, emozionata, dove gli errori della storia e l'errare degli umani diventino pretesto per migliorare e per trovare nuove comprensioni e abbracci.
Luce nel buio.
Vivi per non dimenticare.

Elena Bucci

Note intorno al progetto musicale

La parte musicale di questo spettacolo si propone di integrare la musica greca, nei suoi aspetti artistici più significativi, con quella musica contemporanea che negli ultimi anni ha allargato i suoni orizzonti fina a divenire un genere multiculturale.

La parte musicale è eseguita al vivo da due performer presenti sul palco e i suoni strumentali, elaborati elettronicamente, vengono moltiplicati nella spazio creando densità polifoniche che amplificano la performance strumentale.
In questo contesto sono presenti anche voci, che intese come coro in contrappunto con la voce dal vivo di Elena Bucci, che vengono anch'esse moltiplicate e distribuite nello spazio.

Il progetto musicale di Luigi Ceccarelli parte dalla concezione di un ambiente acustico onnicomprensivo in cui il pubblico è totalmente immerso: ogni suono è distribuito nello spazio con un sistema surround 7.1, in modo che il pubblico non abbia la sensazione di guardare una scena dal di fuori, ma che si senta immerso in un unico spazio acustico.

Luigi Ceccarelli

Associazione Culturale LE BELLE BANDIERE
Via Faentina nord, 4/1 48026 Russi (RA) Tel. 393.9535376
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