Una coproduzione
Le Belle Bandiere - Festival Internazionale della Val d'Orcia
 
PESCE DI CARNE
 
un progetto di Giancarlo di Giovine, Alessandro Marinuzzi, Marco Sgrosso
 
testo Giancarlo di Giovine
da un’idea di Alessandro Marinuzzi e Marco Sgrosso
 
interpretazione Marco Sgrosso
 
regia Alessandro Marinuzzi
 
luci Alessandro Martini
assistente alla regia Corrado Premuda
assistenza tecnica Fabio Carciola
 
Marco rete11
 
Il neoliberismo ha cambiato l’idea del corpo privandolo di identità e unicità e riducendolo a merce o contenitore di merci. Nel mondo del mercato globale gli uomini, le loro membra, gli organi, sono solo feticci o prodotti. Feticci sono i corpi dei bianchi, la vita nel nord del mondo, un sogno di perfezione infinito. Prodotti sono gli uomini del sud, oggetti di scambio, dono, compravendita o furto.
Nessuna identità, nessuna verità, nessun valore. Il neoliberismo globale ha reintrodotto nei paesi ricchi il cannibalismo. Lo scontro tra il modello capitalista e quello socialista aveva creato popoli oppressi, economie sottomesse e culture violentate. Il neoliberismo globale ha liberato tutti, trasformandoci in compratori e venditori, mangiatori e mangiati.
Di questo si parla.
(Giancarlo di Giovine)
 
pesce di carne / (una visione)
Pesce di carne è un cadavere impigliato in una rete / relitto corporeo fra turisti e bagnanti / icona temporanea d'angelo incarnato clandestino / corpo smembrato prima del suo consumo / carico abbandonato restituito alla deriva / uomo-onda che si frange tra flutti su scogli e rena / badante abbagliato bagnato strizzato all'osso / spiaggiato inerte non accolto né respinto / gladiatore immolato per vana lotta di sussistenza / prostituto svenduto e ricomprato alla morte / carcassa orgogliosa del suo fallo turgido rigido / del suo culo aperto del suo rene già perso / Pesce di carne è ricetta sushi per palati mafiosi / merce di scambio marcita senza consegna / macabra insegna di umanità avvilita / organi già pronti per estrazione di ormoni / crescita di muscoli pompati ed ossa tremanti / Pesce di carne è un feto fetente / smarrito nell'Ade di un firmamento marino / medusa ossea insaccata nel tempo / identità che si ricompone in polpettone / illusioni arenate nel Circo mediterraneo / eroe senza sangue e senza tomba / scandalo della carne senza preghiera.
(Alessandro Marinuzzi)
 
Da molto tempo Alessandro ed io pensavamo a un momento di incontro per lavorare insieme.
Un giorno abbiamo deciso di ‘cominciare’ comunque, a dispetto delle difficoltà e dei reciproci impegni che ci portavano a rimandare sempre questo progetto.
Prima di avere chiaro quando e dove la nostra “creatura” avrebbe visto la luce, abbiamo iniziato a riflettere su un tema che ci affascinava entrambi: la perdita e la vendita del sé, il commercio della propria fisicità, il limite sottile tra la fine del corpo e il principio dell’anima... Ci siamo ritrovati a giocare insieme su questa idea, immaginando angeli provenienti da un altrove indefinito e caduti sulla nostra terra ridotta a mercato globale, prostituti violati o consenzienti, trafficanti di modifiche strutturali... Partendo dall’idea di un corpo in dissolvimento - arenato su una spiaggia popolata di distratti bagnanti vacanzieri oleati di profumose creme coloranti e cullati da stucchevoli canzonette trasudanti facili ottimismi esistenziali - io ho cominciato a improvvisare liberamente nello spazio, lasciando che il mio corpo traducesse in immagini e suoni le sollecitazioni che ci eravamo dati, sotto lo sguardo attento di Alessandro, che indirizzava la mia creatività verso nuove direzioni.
Dal racconto di queste “esplorazioni” a Giancarlo è nato il testo, che unisce alla nostra idea di partenza la sua personale visione di un’epoca in cui vendere, vendersi, comprare, fagocitare sembrano attività irrinunciabili per un’umanità smembrata, sempre più lontana dalla propria essenza più profonda.
Nelle parole rutilanti, taglienti, spesso sgarbate di Giancarlo, ho cercato di perdermi, di moltiplicarmi e di immaginarmi “smembrato” come in un futuribile affresco di un redivivo Bosch...
(Marco Sgrosso)
 
 
 

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