RICORDARE, TRASFORMARE
di Elena Bucci

Ricordare: richiamare al cuore o alla mente. Così recita il vocabolario. Il luogo della memoria si sposta nella storia degli uomini dal cuore alla mente e viceversa. Alla parola memoria Leo stesso aveva voluto associare il suo spazio di lavoro a Bologna, prima quello al secondo piano di un capannone nella zona Fiera, piccolissimo e magico, e poi il Teatro San Leonardo.

Mi è sembrato naturale, pensando a questo progetto nell'insieme e al mio contributo, riflettere proprio su quanto la memoria ci permetta di rivivere, imparare, guardare al futuro, selezionare le esperienze. Le esperienze più vitali non solo sono ricordate, ma continuano a trasformarsi nel tempo, a rivelarsi, a proporsi sotto nuove luci. Comete, come in breve tutti chiamiamo il lavoro della scorsa estate 2009, ne è un esempio chiarissimo: tutte le persone che sono state vicino a Leo nel periodo bolognese hanno ormai una loro strada ben precisa, in ognuna delle quali mi permetto di ravvisare alcune affinità che, pur non essendo mai state registrate da un documento nè da un convegno, testimoniano dell'esistenza di un'esperienza comune che ha dato i suoi frutti.

Nonostante questo, nessuno di noi ha mai immaginato prima d'ora di unire le forze in nome di Leo. Lo conoscevamo, sapevamo bene quanto credesse nella solidarietà tra gli artisti ma anche nell'unicità di ogni percorso autoriale. Abbiamo sempre rispettato il fatto che, come indicava il nome stesso, Il Teatro di Leo fosse di Leo e basta, e che, mancando lui, non fosse possibile continuare il suo lavoro se non dopo averlo trasformato attraverso il nostro stesso lavoro. Quando ci siamo ritrovati a Roma il 18 settembre, abbiamo sentito che era giunto il tempo di richiamare al cuore e alla mente l'esperienza vissuta con lui, essendone particolari testimoni. Ci siamo resi conto di quanto fosse riuscito l'intento di Leo di non tramandare di sè e della sua opera che il ricordo nelle persone vive.

Ancora oggi si trova pochissimo su di lui e ci troviamo spesso ad essere intervistati e interrogati avidamente da chi non ha avuto modo di vedere i suoi spettacoli, da chi li ha visti e li ha tenuti, appunto, nel cuore, da chi vorrebbe saperne di più. Siamo memoria viva, con tutti i pregi e i difetti di questa condizione, tanto influenzata dalle singole personalità. Abbiamo dunque cominciato a tessere la trama degli incontri che presto sono diventati le 'psicoriunioni'. Infatti abbiamo ben presto scoperto che non si trattava soltanto di creare un progetto ed organizzarlo, ma anche di confrontare la percezione delle esperienze passate e presenti, di calibrare le emozioni per non cadere nella retorica o in un facile sentimentalismo, di tutelare la qualità di ogni passaggio, di verificare quanto negli ultimi anni si fosse modificata la struttura delle relazioni tra il microcosmo teatrale e il resto della società italiana, di risentire il piacere e il disappunto nello scoprire ancora tenaci i legami tra noi.

Abbiamo poi allargato la cerchia delle collaborazioni, rivelatasi preziosissime sia per la qualità del lavoro, sia perchè abbiamo avuto conferma della possibilità concreta di trasmettere l'esperienza con Leo a persone che non l'hanno vissuta ma che ne hanno sentito valore e fascino. Ed ecco lo strepitoso lavoro di suono di Alessandro Saviozzi, che ci ha aiutato a dare unità ai singoli interventi innestandoli su un'emozione potente e condivisa, la dedizione e la continua ricerca sulla luce di Alessia Massai e Matteo Nanni, che si sono spinti a sfruttare le difficoltà fino al punto da agire come attori con noi sul finale per poter modificare la luce, alla continua ricerca di rigore delle guide, il cui volontariato era una splendida prova di alto senso del mestiere del teatro, con i suoi riti di apprendimento e di magìa.

E poi ci sono stati gli angeli, collaboratori arrivati da chissà dove, come il ragazzino Mattia e il bambino Francesco, che ho trovato nel mio spazio il primo giorno armato di scopa, paletta e mascherina e mi ha dato il coraggio di cominiciare a pulire. Non sono più andati via. Ci sarebbe moltissimo da raccontare su questo periodo magico nel quale ogni piccolo gesto o passaggio trascinava con sè ricordi e immagini per il futuro: dal rapporto con le istituzioni, subito pronte al sostegno, alla redazione dei materiali, dalla scelta del luogo alla costruzione della struttura dell'evento, dalle prove dei nostri singoli interventi alla creazione del percorso, fondandosi sull'aiuto dei coraggiosi volontari, dalle pulizie di tre enormi capannoni all'apertura dei cancelli nell'ora misteriosa tra fine del giorno e inizio della notte. Non voglio abusare di questo libro, che tra noi chiamiamo Il regalo di Piero, grati che l'abbia voluto dedicare a Comete. E' un libro di straordinarie immagini da lui create ed è giusto che parlino soprattutto loro. Ci saranno, spero, altri tempi e luoghi.


Associazione Culturale LE BELLE BANDIERE
Via Faentina nord, 4/1 48026 Russi (RA) Tel. 393.9535376
All rights reserved mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.