una produzione CTB Teatro Stabile di Brescia

TARTUFO OVVERO L'IMPOSTORE

elaborazione drammaturgica, regia, impianto scenico di Elena Bucci e Marco Sgrosso

con Matteo Bertuetti, Fabrizia Boffelli, Fausto Cabra, Francesca Cecala, Monica Ceccardi, Filippo Garlanda, Alessandra Mattei, Gianmarco Pellecchia, Silvia Quarantini, Gabriele Reboni
disegno luci Cesare Agoni
drammaturgia del suono Edoardo Chiaf
assistente alla regia Chiara Pizzati
collaborazione ai costumi e sarto di compagnia Patrick Tomasini
direttore di scena Oscar Walter Vettore
elettricista Roberto Chiodi
macchinista Michele Sabattoli
elementi scenici realizzati dal laboratorio del CTB Teatro Stabile di Brescia
ufficio stampa Bianca Simoni
foto di scena Umberto Favretto

 

"È questa una commedia sulla quale si è fatto molto rumore, che è stata lungamente perseguitata, e a proposito della quale il genere di persone che essa pone in ridicolo ha mostrato chiaramente di essere ben potente..."  J.B. Molière, dalla Prefazione alla commedia

tartufo per sito grande

Dopo il grande successo che nella scorsa stagione ha accompagnato la produzione di 'Mythos' - intenso viaggio nell''Orestea' attraverso una drammaturgia elaborata dalle opere dei tre grandi Tragici e realizzata coinvolgendo diciassette giovani attori bresciani - rilanciamo la sfida affrontando un testo chiave della drammaturgia classica, il 'Tartufo' di Jean Baptiste Molière, già in passato prodotto dallo Stabile per la regia di Mina Mezzadri. L'inevitabile riduzione del numero degli attori, ci teniamo a dirlo, non rispecchia valutazioni sulle loro qualità individuali, ma soltanto quelle che riguardano la distribuzione dei ruoli.

In questa seconda fase abbiamo di nuovo assaporato l'importanza di un progetto che permette ad un gruppo di teatranti, attori, tecnici, maestranze, di lavorare bene in armonia, approfondendo la conoscenza, la complicità e quello speciale gusto che ha la sfida di imparare ad usare sempre meglio le dolci armi del teatro. Quelle armi capaci di moltiplicare visioni e suggestioni: siamo tutti qui e ora, nella sala di un teatro ricco di memorie importanti, ma nello stesso tempo altrove, in uno spazio di creazione dove possiamo trasformare la realtà. Nonostante l'uso di tecnologie, manovrate in modo esemplare, la magia, sempre indefinibile, è arrivata, ancora una volta, dalla miscela rigorosa e generosa del tocco umano di tutti coloro che hanno partecipato al lavoro.

Molière è stato il compagno ideale, divertente e tormentato, irriverente e furbo, ribelle e cortigiano, maestro di contrasti nel disegnare personaggi e intrecci che hanno in sé tutta la ricchezza di una tradizione di teatro che viene da lontano e tutti gli strumenti per rivoluzionare i linguaggi e tradurre nel presente la vitalità delle sue opere. Abbiamo cercato tutte le strade per comprendere testi e personaggi, immergendoli nelle diverse nature e caratteristiche, cadendo in trappola fino agli ultimi giorni, scoprendo di prova in prova sfumature e possibilità di un gioco di rivelazioni sull'umano che non finisce certo con il debutto.
Scopriamo ancora una volta come il teatro abbia in sé una straordinaria capacità di gioia e di resistenza: ci insegna la ricchezza della commistione dei talenti, l'arte alchemica di trovare il proprio posto in un organismo vivo, il sollievo di perdersi in un'opera per ritrovarsi poi più forti e diversi da come si era sempre immaginato di essere. Questo spettacolo racconta l'avvincente vicenda di un gruppo di umani a confronto con l'ipocrisia, la credulità, la delega ad altri delle proprie scelte, le cecità e gli egoismi che portano alle tirannie, nella vita privata e in quella pubblica e politica, ma racconta anche quanto il teatro possa essere un potente antidoto contro tutto questo. Forse in nessun luogo come in teatro, dove si dice che si pratichi la finzione, si lavora per distinguere il falso dall'autentico, individuando e trasformando il Tartufo che è in tutti noi, quello che abbindola, cerca le scorciatoie, tradisce amore ed amicizia per paura e per desiderio di potere.
Un'altra voce solitaria e sapiente ci ha accompagnato in nome dell'amore per questo autore, quella di Bulgakov, vittima anch'esso di una tirannia, seppure molto diversa da quella di Luigi XIV, che gli impedì di realizzare il sogno di vedere Parigi, patria di Molière. Scrisse su di lui una fascinosa e mai agiografica biografia e testi teatrali che arrivano vividi fino a noi dimostrando ancora una volta la forza di pensiero e passione.

Quasi trecentocinquant'anni sono trascorsi da quando – con immediato e furioso scandalo – fu data per la prima volta a Parigi questa commedia in cui la penna caustica e leggera di Molière prendeva di mira la diffusa ipocrisia degli ambienti religiosi, scatenando una reazione violentissima da parte di una delle sette più violente sorte contro la nuova libertà di pensiero e costumi della Chiesa, al punto che l'Arcivescovo di Parigi riuscì a fare interdire le rappresentazioni e minacciò di scomunicare tutti quelli che vi avrebbero assistito.
Ma non fu inutile la battaglia strenuamente condotta dall'autore per dimostrare che 'il compito della commedia è di correggere i vizi degli uomini', esponendoli al ridicolo per emendarli, se un anno dopo 'Tartufo' tornò sui palcoscenici parigini e da allora non ha mai smesso di affascinare attori, registi e pubblico del teatro internazionale.

Ed infatti, a dispetto del lungo tempo trascorso, la commedia di Molière – ritenuta da molti una delle sue di 'assoluta bellezza' - suona ancora di un'attualità sferzante per il tono lieve ma impietoso con cui affronta non soltanto il tema dell'ipocrisia religiosa, ma anche quelli dell'onestà contrapposta all'inganno, dell'impietosità dell'arrivismo, dei contrasti in seno all'ambiente familiare e delle 'false apparenze', tema che oggi ci riguarda con un'intensità purtroppo non minore di allora.

Teatralmente, 'Tartufo' offre incredibili spunti di riflessione e di ispirazione, a cominciare dal suo gustoso sapore di 'teatro nel teatro', se è vero che per condurre avanti la vicenda e allo scopo di ottenere vittorie nei loro piani, quasi tutti i personaggi devono ingegnarsi di apparire 'diversi' da quello che sono e ricorrere ad astuti travestimenti - non nel fisico o nell'abito quanto nell'identità interiore - in uno sfaccettato gioco di specchi condotto da Molière con quel ritmo vertiginoso e quella parola tagliente tipici delle sue creazioni più felici.
In questo senso, Orgone – nella sua irritante credulità – diventa marionetta mossa da contrapposti burattinai, in una gara di piccole e grandi astuzie che rivelano con tono spumeggiante ma non per questo meno tremendo come l'autorità 'costituita' sia governabile da pressioni sotterranee o laterali. La sua rispettabile famiglia borghese, emblema di solidità sociale, comincia a scricchiolare per le spinte contrapposte e la commedia si colora via via di toni più aspri, che rivelano ombre ambigue nell'apparente solarità dei caratteri, prima del colpo di teatro finale che risana con uno stratagemma improvviso la precarietà l'equilibrio civile, salvo preludere a nuovi drammatici disequilibri in agguato...

E di nuovo, allora, possiamo godere della forza sottile e tagliente della grande satira, che forse non potrà raddrizzare le storture del mondo ma ci consente però di osservarle con vivida chiarezza e con la forza della speranza...

Elena Bucci e Marco Sgrosso

Associazione Culturale LE BELLE BANDIERE
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